A volte ritorna: Monique Wittig e l’Italia

monique Wittig 2

Simonetta Spinelli, Intervento al Seminario: Attraversare i confini: pratiche culturali e politiche del femminismo italiano (anni ’70 e ’80), 11/11/2010, Roma, Uniroma3,  poi in «Genesis», X/2, 2011, pp.125-139

Ben prima che lo scandalo collettivo del Femminismo rivoluzioni e destrutturi la cultura europea e nordamericana, Monique Wittig ha già contribuito a una rottura scandalosa con i canoni letterari e politici della seconda metà degli anni Sessanta. E’ già una figura disturbante, eccessiva intransigente, pur tra donne che la cultura patriarcale identifica con eccesso, disturbo, intransigenza. E’ scomoda anche per i nascenti gruppi femministi con i quali collabora attivamente. Non a caso è presente in quello che verrà considerato l’atto di nascita del Movimento di Liberazione delle Donne in Francia: la deposizione, a Parigi nel 1970, sotto l’Arco di Trionfo, di una corona in memoria della moglie del Milite Ignoto. Ma la sua è una collaborazione che nasce conflittuale, perché Wittig ha già pubblicato le sue prime opere: L’Opoponax nel 1964 e, soprattutto, Les Guérrillères, in cui si manifesta la radicalità di un pensiero che non accetta mediazioni.

La pubblicazione di  Le Corps lesbien nel 1973 e di  Brouillon pour un Dictionnaire des Amantes nel 1975, evidenzia una teoria politica e letteraria ancor meno mediata ma, paradossalmente, l’interpretazione dei suoi scritti come opere letterarie di straordinaria invenzione linguistica e poetica mette in ombra la lettura politica. Tra Wittig e le femministe francesi è in atto una tregua  armata che si interrompe negli anni Ottanta, con la parallela spaccatura del nucleo storico del gruppo Féministes Révolutionnaires, tra le femministe materialiste, tra le quali Christine Delphy e Wittig, e Psych&Po, la cui figura di rilevo era Antoinette Fouque. Si scontrano infatti in Francia due diverse concezioni del femminismo: «Ci sono nel MLF due modalità per riflettere collettivamente sull’identità delle donne, due modi di concepire la differenza dei sessi […]. Per le une la differenza dei sessi è sostanzialmente un prodotto della società, il risultato di un condizionamento» e quindi va combattuta come ogni differenza che crea diseguaglianze, «Per le altre il femminile esiste in sé. [Ma] è stato negato, censurato, svalorizzato», è l’indicibile che deve essere indagato, portato alla luce a partire dall’esplorazione e dalla valorizzazione del corpo femminile attraverso la scrittura.

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