Sessismo obliquo

di Simonetta Spinelli

Anche la cancellazione o la sottovalutazione delle donne rientrano nei casi di uso sessista della lingua. Leggo in  La Repubblica 11 luglio 2014  la recensione di Anna Bandettini su un manuale, edito da GIULIA (rete nazionale di giornaliste unite libere autonome), dal titolo Donne, grammatica e media. Suggerimenti sull’uso dell’italiano,  presentato alla Camera dei Deputati con il patrocinio della Presidente Boldrini. L’autrice è Cecilia Robustelli, docente del Dipartimento di studi linguistici di Modena, e la prefazione è di Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell’Accademia della Crusca. Il tutto, nella recensione, è presentato come una sacrosanta scelta epocale.

Sarei anche d’accordo con la giornalista, considerati i linguaggi in auge (v. risse in Parlamento e commenti riservati dalla stampa, e non solo, alle Parlamentari, per non citare  quanto si scatena sul web). C’è solo un piccolo problema: in genere quando si parla di scelte epocali delle donne, sia pure sacrosante, l’uso consuetudinario impone la cancellazione accurata di altre donne che le sacrosante scelte epocali le hanno fatte da un pezzo. Ma sembra perfettamente etico ignorarle.

Si dà il caso che nella metà degli anni Ottanta, una signora non proprio ignota, Alma Sabatini, classe 1922, tra le prime militanti del Partito Radicale dalla sua fondazione negli anni Sessanta, cofondatrice e prima presidente nel 1971 del Movimento di Liberazione della Donna (MLD), da cui si stacca per aderire al Collettivo di Lotta Femminista, poi Movimento Romano di Via Pompeo Magno, collettivo storico del femminismo di Roma, di cui fu, fino alla sua morte prematura in un incidente d’auto nel 1988, l’amatissima decana, cofondatrice con Gabriella Parca della rivista <Effe>, e via discorrendo (guardare negli archivi la foto del suo ferimento ad opera della Polizia in una delle prime manifestazioni femministe), insegnante di Inglese e appassionata linguista, avesse avuto la stessa idea.

In un inconsueto sprazzo di democrazia, l’allora Commissione nazionale per la realizzazione della parità tra uomini e donne (sic), presso la Presidenza del Consiglio, le commissionò uno studio pubblicato come Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (1986), poi inserito in appendice in Il sessismo nella lingua italiana (Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1987). Il testo avrebbe dovuto circolare, oltre che in Parlamento, nelle scuole di ogni ordine e grado.

Avrebbe dovuto. Ma si scatenarono le polemiche più becere e sulla stampa fu fatto oggetto di pezzi di colore umoristici, anche da parte di qualche “penna” autorevole. Così lo sprazzo di democrazia fu sepolto e il testo, lungi dal finire nelle biblioteche scolastiche, finì al macero, tanto che ne rimangono in giro pochissimi esemplari accuratamente conservati negli archivi femministi (Archivio Alma Sabatini presso Archivia e Centro Documentazione Alma Sabatini, Casa Internazionale delle donne di Roma).

Ora, capisco che storicizzare è faticoso, ma una piccola citazione a margine da parte della giornalista sarebbe stata atto non solo di serietà ma di decenza, tanto più che Robustelli nel suo testo fa riferimento, in varie occasioni, al suo debito nei confronti dell’opera di Alma Sabatini.

E non è finita. Altro giro altra giornalista, che fa da contraltare alla scelta politica dell’associazione GIULIA, nata per opporsi agli attacchi contro la dignità delle donne, ai diritti del lavoro e per il “disinquinamento” dell’informazione, di pubblicare Donne, grammatica e media.

All’uscita del manuale, che esplicitamente invita ad un uso non sessista della lingua italiana, TRC.TV dell’Emilia Romagna decide (sprazzo altrettanto inconsulto di democrazia) di recensirlo, affidando l’incarico di intervistarne l’autrice, la docente Cecilia Robustelli (altra signora non proprio ignota), ad un’ineffabile Francesca Galatossi (www.trc.tv/mo/news/cultura/2014/07/25/donne_e_linguaggio).  La quale, con incurante sprezzo – o ignoranza – della lingua italiana, oltre che della materia in discussione, definisce il testo, non una sola volta, ma durante tutta l’intervista, “ un libercolo”. Poichè il Dizionario Treccani definisce libercolo: “un libricino di poco o nessun valore, soprattutto se ha pretese di opera valida”, ci si chiede se la definizione utilizzata sia “voce dal sen fuggita” di un sessismo fortemente introiettato, o l’ennesimo invito a gettare anche questo manuale al macero con la scusa di recensirlo. O infine la solita incapacità dei media di affidare incarichi redazionali con cognizione di causa. Soprattutto se riguardano le donne.

Avviso: Edda Billi, presidente del Centro di documentazione Alma Sabatini  sta organizzando, su proposta delle giornaliste aderenti a GIULIA, una presentazione del manuale di Cecilia Robustelli in autunno presso la Casa Internazionale delle donne di Roma.

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