L’agnella e la lupa (due)

La lupa, si sa, è abitudinaria, circola sempre negli stessi luoghi. Questo argina, moderatamente, la sua naturale tendenza alla dispersione e alle fantasticherie improvvisate.

L’agnella, invece, è organizzata. Sceglie postazioni adeguate alle sue esigenze e all’attitudine, elaborata nel tempo, di costruirsi nella testa sceneggiature complesse.

L’una è stanziale, frequenta territori delimitati. L’altra è per definizione transumante. E per quanto a prima vista l’agnella, con la sua espressione saggia, tranquilla e pacata sembri più prevedibile della lupa, che insegue perennemente una meteoropatica scontrosità, l’osservazione sul campo dimostra che improvvisi scarti di percorsi e di umore sono caratteristica predominante di una specie piuttosto che dell’altra. E che la fama di predatrice che precede la lupa appare determinata, più che dalle sue naturali predisposizioni alla caccia, dall’abilità dell’agnella nel recitare il ruolo della preda.

Ciò premesso, è evidente che la sceneggiatura originaria del famigerato incontro sul greto del torrente è stata, nel tempo abbondantemente rimaneggiata.
La lupa, stanca di girovagare senza sosta e senza pace da un angolo all’altro della foresta, si era fermata, affannata e ansante, vicino a un torrente, con l’intento di rilassarsi, prima di riprendere le sue peregrinazioni senza scopo. E, distratta come sempre, non si era accorta che un’agnella l’aveva puntata e stava organizzando una performance seduttiva di alto livello.
Con un certo disappunto – perché non abituata all’esercizio di energie psico-fisiche a tempo perso – l’agnella, mentre rimaneggiava il canovaccio preparato per altri fini alla situazione di emergenza, aveva visto l’oggetto del suo interessamento scomparire nella foresta con la velocità di in lampo. E, in considerazione della scarsa sensibilità alle sfumature manifestata dalla lupa, aveva deciso di organizzare una manovra di aggancio più diretta. Aveva quindi studiato il luogo, il tempo e la stagione, e si era appostata su una roccia strategicamente posizionata.

La lupa, ricapitando al torrente nelle stesse condizioni disastrose di stanchezza, mentre si rinfrescava nelle limpide acque, si era sentita apostrofare dall’alto con tono di tranquilla sicurezza:
“Sei feticista?”

La lupa aveva alzato la testa, guardato con espressione stupita l’immagine chiara e pensosa che la sovrastava, poi si era limitata a bofonchiare: “No!”, e aveva ripreso a bere.
Dall’alto, la stessa voce tranquilla aveva chiesto:
“Sei sicura?”

La lupa aveva rialzato la testa, sempre più perplessa, aveva messo a fuoco con precisione l’immagine, notandone con maggior attenzione i contorni, poi aveva scosso il pelame scomposto e: ”Certo!”, aveva risposto, seccata dall’accenno di enfasi che le traspariva nel tono.

“Le cose non sono mai così semplici come sembrano”, aveva soavemente insistito l’agnella, spostandosi impercettibilmente in modo che l’asse ottico della lupa cogliesse un gioco di luce che le danzava nei ricci.

“Che vuol dire?” aveva domandato la lupa, suo malgrado incuriosita, ma irritata di lasciarsi trascinare
in discorsi che la mettevano in imbarazzo evidenziando una certa sua incapacità di soffermarsi su un pensiero strutturato. E ancor più irritata da pensieri fugaci e poco ortodossi, strettamente collegati a uno sguardo azzurro e a una morbida bocca, che le passavano e ripassavano per la mente, impedendole la necessaria concentrazione.

“Vuol dire…” aveva continuato l’agnella, scendendo con passo tranquillo e muovendosi con gesti quieti, preceduta da un’improvvisa, irresistibile cascatella di risate…

La lupa, trovandosela all’improvviso vicina, distratta dal suo tono pacato e dalla sua risata, si era dimenticata di organizzare difese e fuggire lontano.

Il resto è scontato: c’è una tana di lupa invasa da tomi sul feticismo. In bella vista una teca contenente un riccio dell’agnella.

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