La lupa e le tre porcelline

L’istruzione è maestra di vita. Ma la vita è, fortunosamente, una faccenda complicata.

“Cos’è una lupa?” chiesero le tre porcelline all’insegnante del porcile.

“Una lupa – rispose la saggia – è un animale feroce, che non si lascia addomesticare, fa un numero ridicolo di cuccioli per volta – il che testimonia della sua dissennatezza -, è poco curata – vedasi pelo non rasato e vertiginoso -, è dotata di zanne aguzze per sbranare e di occhi che vedono nel buio. Va in giro preferibilmente di notte, il che dimostra che non è un animale per bene, ulula alla luna, che è un’attività fortemente disdicevole oltre che inconsulta. Niente di quello che fa la lupa somiglia all’agire di una porcellina costumata. Le porcelline costumate non frequentano lupe scostumate”.

“Cos’è una porcellina costumata?” chiese una delle tre porcelline, che era particolarmente curiosa.

“Una porcellina costumata è una porcellina che sa stare al posto suo e non dà al porcile motivo di scandalo.” – rispose la saggia.

“Perché una lupa dà scandalo?” chiese di nuovo la porcellina curiosa.

“Perché non si comporta come una porcellina – rispose seccata la saggia – Perché fai domande così stupide?”

“Ma la lupa cosa pensa delle porcelline” insistette la curiosa.

“Che sono appetibili! Perciò guardati da loro” troncò la discussione la saggia. Poi, tra sé e sé, pensò che, forse, una segnalazione alla famiglia della porcellina curiosa sarebbe stata opportuna.

Le porcelline raccattarono libri e quaderni e tornarono a casa.

“Cosa hai imparato a scuola?” chiesero alle figlie le rispettive genitrici.

“Che le lupe sono pericolose perché mangiano le porcelline” rispose la prima porcellina.

“Che le lupe sono pericolose, perché non assomigliano alle porcelline” rispose la seconda porcellina.

“Che le lupe trovano le porcelline appetibili” rispose la porcellina curiosa, facendo sobbalzare la madre che, tra sé e sé, pensò che, forse, era opportuno segnalare alla preside che le sue insegnanti stavano esagerando.

“Che vuol dire appetibile?” chiese la porcellina curiosa.

“Che se una lupa ti incontra, ti mangia. Quindi vedi di stare alla larga” troncò secca la madre chiedendosi se era di qualche utilità mandare a scuola una figlia così curiosa.

Ora avvenne che una lupa si trovasse a passare nei dintorni del porcile e si fermasse incuriosita a guardare le porcelline, attirata dalla loro rosea, chiara, implume cotenna e ne rimanesse affascinata.

Poiché era curiosa e, non abitando nel porcile, nessuna l’aveva edotta sul fatto che le porcelline potessero essere cibo per lupe – opinione che l’avrebbe molto meravigliata, consapevole com’era che la carne di maiale è indigesta per i canidi e che con la specie in osservazione si potevano individuare altri punti molto più piacevoli di scambio – si era avvicinata alla prima porcellina con atteggiamento – almeno credeva – chiaramente amichevole.

La porcellina avvicinata, memore degli insegnamenti ricevuti, colto il gesto di approccio come un’avvisaglia di aggressione, era scappata urlando: “La lupa mi vuole mangiare, aiuto!”

La lupa aveva pensato che le porcelline, a volte, si comportano in maniera strana. Ma era socievole, anche se un po’ rude, e aveva voglia di compagnia, quindi si era avvicinata alla seconda porcellina, cercando di moderare i suoi slanci e di sembrare più tranquilla. Peggio che andar di notte! O di giorno, che per le lupe è peggio. La seconda porcellina era fuggita ancor più terrorizzata gridando:” Aiuto, la lupa mi guarda con subdola calma, ed è piena di peli!”

La lupa era sempre più sconcertata e si chiedeva perché mai i peli dovessero rappresentare un impedimento alla comunicazione e come si potesse arrivare ad un approccio di qualunque tipo se tanto la disponibilità quanto la cautela venivano equamente e inesorabilmente fraintese. E si era cominciata a scocciare.

“Vuoi vedere – si era detta – che adesso digrigno i denti e mi metto a ululare. Così almeno le reazioni di panico avranno un senso “.

Stava quasi per inscenare una performance da manuale (la n° 7, lupa con pelo irto in assetto di guerra, di effetto sicuro garantito) quando si era trovata di fronte la porcellina curiosa, con la sua aria seria seria, la pelle rosea e liscia, il codino arricciato come una capriola di virgole.

“Scapperà? – si era chiesta.

Intanto le due porcelline fuggite avevano seminato il caos in tutto il porcile. La popolazione suina, avvertita del pericolo tremendo incombente, avevano fatto blocco e al grido di “Salviamo la porcellina dalle grinfie della lupa selvaggia e l’onore del porcile!” si era lanciata al galoppo – o comunque alla massima velocità consentita da zampe non proprio attrezzate alla corsa – verso la nemica comune.

Raggiunto il luogo del delitto, gli abitanti del porcile si erano arrestati di colpo di fronte a un’orrida visione e all’inevitabilità dell’ovvio ormai compiuta.

La lupa giaceva sdraiata, con l’aria soddisfatta e sognante e, accoccolata tra le sue zampe pelose, pettinando con aria assorta le irsute vertigini scure, se ne stava la porcellina curiosa. Rosea, liscia, chiara. Il codino un ricciolo ardito, come una capriola di virgole.

“Sapete – disse la porcellina curiosa alla folla inorridita – finalmente ho capito cosa vuol dire appetibile”.

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