Le sorellastre di Cenerentola

La differenza fondamentale, tra Cenerentola e le sue sorelle, consisteva nelle rispettive misure di piede. I piedi, nel destino di una donna, hanno sempre un ruolo fondamentale – misconosciuto nella cultura occidentale, chiarissimo per i giapponesi – perché, prima di tutto, stabiliscono le sue relazioni future con la concretezza, definita appunto dal maggiore o minore grado di aderenza al suolo e, in secondo luogo, influenzano la sua corrispondenza al modello di genere. Insomma, rispetto all’immagine più o meno accettabile del femminile, i piedi possono rappresentare o meno un problema.

Per Cenerentola il problema non si poneva. La natura l’aveva sì resa orfana in tenera età, ma anche dotata di minuscoli piedi gentili, facilmente calzabili da ogni tipo di scarpa. La facilità di reperire calzature adatte a ogni stagione le aveva, ovviamente, influenzato sia i gusti che il carattere. Era diventata una patita dei calzaturifici e si era monomaniacalmente concentrata sulla sperimentazione di scarpe sempre più elaborate che potevano mettere in risalto la delicata struttura del suo piedino. La ricerca l’aveva portata dai coturni agli stivaletti, dal tacchetto arrotondato ai tacchi a spillo, dalla pelle lucida al raso, in un crescendo estatico di perfezionismo, dimentica del mondo non racchiuso nello spazio tra i negozi di scarpe e la sua casa.

Le sorelle di Cenerentola avevano, per uno scherzo malevolo della sorte, piedi grandi. Anzi, piedoni. Ciò le aveva, in maniera drastica, segnate e costrette ad arrendersi al fatto che, malgrado gli sforzi, i loro piedi restavano, rispetto al mondo, irriducibili. Avevano anche tentato, su imposizione di una madre testarda e irragionevole, qualche esperimento, ma con risultati deprimenti. La gamma di misure definite, sadicamente ‘da donna’ non riusciva a contenere le ribelli appendici che, per quanto raggricciate e compresse, opponevano ai calzanti una strenua resistenza. Malgrado gli incitamenti congiunti di madre e commesse/i, le sorelle di Cenerentola perdevano l’equilibrio su tacchi anche appena accennati, si slogavano caviglie su tacchetti squadrati all’inglese, ululavano di dolore in presenza di qualunque forma appuntita che avesse la pretesa di ingentilire le calzature più sportive.

Alla fine erano state costrette ad assumersi la propria autonomia: dopo una litigata feroce avevano abbandonato madre e commesse e si erano trasferite in un reparto di calzature maschili dove avevano consumato un’orgia di sandali da frate, scarpe con la para e pedule da pallacanestro.

Da qui una serie di conseguenze:

1a  conseguenza : poiché, com’è noto, gli abiti sono un accessorio delle scarpe, sia Cenerentola che le sorelle affrontarono una ricerca personale per risolvere il problema, ottenendo la

2a conseguenza: Cenerentola scoprì che gli accessori adeguati alle sue scarpe avevano il potere di mandare fuori di testa la popolazione maschile che le girava intorno; le sorelle scoprirono con la stessa operazione logica che gli accessori adeguati alle loro scarpe avevano il potere di tener lontani i maschi della specie, senza peraltro tener lontane le femmine. Il che poteva avere interessanti risvolti.

3 a conseguenza: il tipo di scarpe calzato determinò in Cenerentola la tendenza a camminare con piccoli passi aggraziati, per non stancarsi, e influenzò il suo attaccamento al focolare domestico e agli immediati dintorni di casa. Di contro, forti di scarpacce a tutta prova, le due sorelle scorrazzavano in giro dalla mattina alla sera, incuranti della riprovazione del mondo. Riprovazione così generale da produrre a sua volta la

4a conseguenza: una madre furibonda con quelle due maschiacce girovaghe che le facevano perdere la faccia di fronte al mondo, non avevano rispetto per l’ordine e la decenza, e non le davano aiuto nel portare avanti i lavori di casa – incapaci com’erano di qualunque attività pertinente, dalla cucina al ricamo – e che lodava il cielo di avere almeno una figlia sulla quale poteva contare e che si comportava in maniera normale; una Cenerentola che si beava del plauso del mondo verso le sue attitudini naturali da casalinga e giocava a fare la vittima delle due scostumate, un po’ per far salire il coro laudativo, un po’ per non sentirsi l’unica scema della famiglia; le due che se ne infischiavano del mondo e delle sue pompe e indagavano sui risvolti imprevisti delle loro stravaganze.

Tale concatenazione di cause ed effetti, assolutamente lineare, si trasforma. nei resoconti ufficiali in equivoci e travisamenti per la scarsa accuratezza di favolisti e affini nell’appurare i fatti prima di darne resoconti approssimativi e inattendibili. Per i favolisti le due sorelle diventano sorellastre, parendo loro evidente che differenti comportamenti possano discendere solo da diversi patrimoni genetici. Perché la madre diventi la Matrigna resta più oscuro: si può ipotizzare che la carenza delle due sorelle rispetto alle attività domestiche sia fatta risalire, ragionevolmente, a errori dell’educazione materna, il che comporta, per logica conseguenza – non sembrando sensato che la stessa educazione produca risultati così discordanti – che l’elemento sano della famiglia discenda da una madre più consapevole, o inindagabile perché defunta. Poiché i risvolti interessanti delle trasgressioni non sono considerati prove attendibili e i fasti della vita casalinga sono ampiamente pubblicizzati, appare poi chiaro il fatto che le due sorelle siano rappresentate in crisi perenne di gelosia. Meno semplice è spiegare il travisamento per cui le due avrebbero dovuto presenziare al famigerato ballo del principe. A parte ogni altra considerazione, dove mai avrebbero dovuto trovare – vista l’ostinazione con cui viene sottolineato nella storia il problema della grandezza dei loro piedi – scarpe adeguate e della giusta misura?

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