Wittig, cantora dell’indicibile

monique Wittig 2

Per introdurre questa pagina del blog mi è sembrato giusto ricordare il comunicato con cui, insieme alle donne dell’Associazione Visibilia che organizzavano Immaginaria, festival del cinema lesbico (11a edizione, 27 febbraio-2 marzo 2003) decidemmo di dedicare uno degli spazi previsti per i seminari ad un: Omaggio a Monique Wittig. Antonia Ciavarella divise con me la tristezza e l’orgoglio di coordinarlo.

Tucson. Arizona. Venerdì 3 gennaio 2003 è deceduta improvvisamente la scrittrice lesbica Monique Wittig.

Il dispaccio di agenzia nella sua brevità, come gli articoli dei quotidiani, spesso frettolosi e imprecisi, non può contenere la sensazione di perdita e di lutto di tutte le lesbiche politicizzate che i suoi scritti hanno amato, studiato, tradotto, citato. Ma nella breve nota d’agenzia resta l’ultimo involontario omaggio: la scrittrice lesbica. Per Wittig l’irrecuperabile, la guerrigliera, la cantora del desiderio lesbico, l’inaddomesticabile, non è stato possibile tralasciare, come di costume, quel termine fastidioso che suscita scandalo, perchè il lesbismo è sempre stato il punto di vista da cui ha guardato e giudicato la cultura, le donne, il mondo. Senza equivoci, ambiguità o mezze misure.

Autrice di uno dei più noti romanzi sperimentali francesi (L’Opoponax), militante della prima ora del Movimento di liberazione delle donne e attiva nel primo gruppo lesbico fondato a Parigi nel 1972, Wittig irrompe scandalosamente nella cultura femminista (e non solo) con la sua opera più famosa, Il corpo lesbico, rappresentazione di un percorso di conoscenza che l’amante/amata decostruisce e ricostruisce senza sosta mentre inventa con l’amata/amante il desiderio e le parole per dirlo. La frase di uno dei suoi saggi “Le lesbiche non sono donne”, che ha contribuito a farla mettere al bando dal pensiero della differenza, e provocato il suo volontario esilio negli USA, è diventato lo slogan di generazioni di lesbiche, la sintesi della denuncia dell’eterosessualità come regime politico di oppressione che sottende ogni discriminazione. La cultura lesbica (e non solo) ha con Wittig un debito incalcolabile: ci ha costretto a pensare/pensarci nei termini della nostra passione.

La foto di Monique Wittig  è di Colette Geoffroy (gentilmente concessa da Sande Zeig, la compagna di Wittig)

A VOLTE RITORNA: Monique Wittig e l’Italia

MONIQUE WITTIG CANTORA DELL’INDICIBILE

MONIQUE WITTIG: QUEER OR NOT QUEER

LE NON-DONNE DI MONIQUE WITTIG

 L’ESPACE DU DESIR: la réception de l’oeuvre de Wittig en Italie

MONIQUE WITTIG: IL CORPO LESBICO

 

 

 

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