Rospomitologia

Vaste e approfondite consultazioni consentono di affermare, con una certa sicurezza, che la letteratura sull’argomento ‘Principesse e metamorfosi rospesche’, per quanto consolidata, è tutt’altro che esaustiva, limitandosi l’attenzione degli studiosi al rospo, individuo singolo di una specie mai considerata globalmente, né tanto meno nelle distinzioni di genere. Ove per genere si intende, ovviamente, la banale distinzione utilizzata nelle lingue neolatine per abituare le/i parlanti a distinguere le femmine dai maschi, operazione che in teoria sembrerebbe complicata, ma che in concreto si risolve abbastanza rapidamente, anche se con qualche semplificazione relativa ai parametri, o meglio al parametro di riferimento. Sembra infatti eccessivo  qui prendere in considerazione il termine gender, utilizzato puntigliosamente dalla teoria statunitense, non tanto per abitudinario provincialismo  nostrano – che pure ha il suo peso – o per affezione alla teoria della differenza sessuale – che ne ha altrettanto -, quanto piuttosto per la scarsa conoscenza dei meccanismi socio-culturali della specie in oggetto e – diciamolo –  per la sostanziale incapacità degli studiosi di distinguere al volo, tra i rospi, le femmine dai maschi.

Nella tradizione popolare il meccanismo di esclusione opera a tutto campo. Unico soggetto della narrazione è il rospo, dichiaratamente maschio, osservato in riferimento ad un umano dichiaratamente femmina. A complicare la vicenda – narrata con sfumature diverse, ma sostanzialmente identica in tutte le culture, per la nota legge, a cui i rospi non sfuggono, secondo la quale le differenze tendono ad annullarsi fagocitate dal modello unico emergente – si inseriscono alcuni elementi di dubbia origine. Non si sa per quale meccanismo perverso – nel senso di sessualità interspecifica – l’umano, dichiaratamente femmina, decise di baciare il rospo che, inconsultamente, si trasforma in principe. Ma soprattutto non si comprende perché tale espediente venga considerato essenziale per catalogare la narrazione come ‘a lieto fine’.

Trasversalmente, rispetto al testo accreditato, una ricerca minuziosa rintraccia non tanto una   contro-narrazione, quanto piuttosto una serie di frammenti, con molta probabilità rimaneggiati, che sembrerebbero indicare la preesistenza di narrative più articolate e possibiliste, meno a tutto tondo, della cui versione tramandata non resta traccia.

Di tali frammenti si è tentato di dare una ricostruzione, sia pure parziale, peraltro avvertendo, per amore di verità e di scienza, che al tentativo non è estranea un’analoga interpretazione orientata, né una qualche forzatura di cui si assume, però, fermamente la responsabilità.

Frammento n.1

…la Principessa era furibonda. Aveva organizzato tutto. Il giardino: con piccoli ripari ombrosi dove i rospi avrebbero potuto nascondersi e gestire la loro naturale asocialità. Le zanzare: che erano state portate appositamente dallo stagno con non pochi fastidi, per giunta aggravati dal perfetto acclimatarsi dei perniciosi insetti nel sito di trasferimento. Zanzare che, non si sa per quale motivo, i rospi rifiutavano di includere nella loro dieta, decidendo autarticamente e dissennatamente il cibo adatto al loro fabbisogno calorico. Il rossetto: sperando in una qualche propensione anfibia al rosso. Poi l’assenza del medesimo, per evitare che gli scontrosi animali si turbassero per futili motivi accessori, rivendicando magari una qualche allergia al burro di cacao. La pubblicità: con allestimenti di gruppi di lettura che a turno declamavano brani scelti sull’arte di baciare e citavano, per ordine cronologico, tutti i resoconti di baci rintracciabili nella letteratura universale e nei cioccolatini Perugina.

I rospi, privi di spirito di collaborazione, ogniqualvolta un mutamento di sguardo li rendeva edotti sui propositi bellicosi della Principessa, fuggivano…

Frammento n.2

…la Principessa aveva la nausea. Erano ore che si dedicava a esperimenti scientifici, sotto l’occhio vigile della nutrice. E non era stata fatica da poco. Si era infilata in tutti gli anfratti umidi che era riuscita a scovare. Si era rotolata nel fango con gioiosa trepidazione, cercando di non pensare a come si riduceva il vestito. Aveva baciato rospi di ogni dimensione e peso, mettendo fine a tutte le risorse del suo immaginario. Non c’era stato verso. I rospi restavano rospi.

“Insisti, figlia mia – la incitava la nutrice – la costanza viene sempre premiata”.

Una rospa che stazionava nel giardino, assaporando la corolla di un fiore, scuoteva la testa e meditava: “Danni di un’educazione sbagliata e di troppa televisione”.

Frammento n.3

…la Principessa lavorava di immaginario.

– E se dopo aver baciato un rospo, quello si trasforma e io scopro che non mi piace? – La inseguiva il pensiero molesto e la turbava.

La solita rospa, a cui peraltro il timore sembrava fondato, mimetizzata sotto una foglia commentava tra sé e sé : “Se ancora non ha imparato che le vendite a saldo non si provano né si riportano indietro, non c’è speranza”…

Frammento n.4

…la Principessa era perplessa. Guardava crescere nel giardino la popolazione dei rospi. Senza che ci fosse stata la pioggia. E la straniva, osservandoli, un dettaglio mai prima notato. Stavano lì, acquattati sulle zampe sottili che sembravano schiacciate dal corpo. Con lo sguardo vacuo. Ma mutava loro la bocca un’attitudine anomala, come un’increspatura che spingeva in fuori la linea labiale, e il muso si incavava risucchiato all’interno. Pareva chiedessero con insistenza qualcosa.

“Questi rospi sono equivoci.” esclamò la Principessa.

“No – rispose calma la nutrice – è solo che a forza di sentir raccontare favole si sono montate la testa.”

Frammento n.5

…la Principessa si dedicava al suo sport preferito e insidiava rospi nel giardino. Non indiscriminatamente. Valutava, meditava, sceglieva, con un’espressione seria e concentrata e poi, con mossa decisa, tentava l’esperimento.

I risultati non sembravano grandiosi. Nel giardino si diffondeva una progressiva sindrome da bacio che lasciava una miriade di rospi sconvolti e strapazzati, ma sempre rospi.

La rospa osservava con la sua solita aria indolente la scena ed era indecisa se evitare come la peste la traiettoria dei baci principeschi o intercettarla per porre fine all’inconsulta faccenda. Alla fine si era decisa a lanciarsi nell’agone e si era piazzata in bella vista sul sentiero.

La Principessa, nella sua metodica, organizzata caccia se l’era ritrovata di fronte come su un piatto d’argento. E “Misericordia – aveva esclamato – questo rospo non si trasforma neanche con un’operazione di plastica”. Ed era passata oltre.

Alla rospa era venuto un attacco di ulcera.

Frammento n.6

…la Principessa piombò nel giardino con fredda determinazione, agguantò il primo rospo di passaggio e, dopo un attimo di esitazione, dovuto non alla carenza di coraggio ma, unicamente all’ignoranza della superficie anatomica adeguata alla bisogna, gli schioccò un bacio su quella che pensava fosse una bocca, pensando: “Speriamo di averla combinata giusta!”.

E si ritrovò a fissare un’immagine che le sembrava del tutto familiare.

“Devo aver fatto qualche errore,” si disse.

“Gli errori sono il sale della terra – le rispose una voce inequivocabilmente femminile – e l’esperienza è la madre della scienza!”

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